L'alluce valgo
Cause, rimedi, consigli e le cose da non fare.

L'alluce valgo è una delle più frequenti deformità a carico del piede, molto più diffuso nella popolazione femminile piuttosto che in quella maschile, soprattutto nelle forme maggiormente invalidanti, a causa delle calzature indossate in gioventù, per alcune, o per questioni lavorative negli altri casi.
E' doveroso qualche accenno alla biomeccanica ed alla anatomia del piede, necessario per inquadrare la patologia, ma che può risultare tedioso od ostico, per cui chi volesse può saltare il prossimo paragrafo e continuare a leggere dal successivo.

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L'articolazione metatarso-falangea del primo raggio (alluce) è una delle articolazioni sottoposte a maggiori sollecitazioni durante il cammino.
La fase propulsiva, quella finale del ciclo del passo, durante la quale si imprime al corpo l'energia necessaria alla progressione, sollecita il primo raggio con un carico che supera il peso corporeo.
Tutto il corpo viene spinto verso l'alto dall'azione del polpaccio, accumulando energia cinetica che viene scaricata a terra durante la successiva discesa sul piede controlaterale.
Tanto è lo sforzo richiesto a questa componente anatomica, che la natura ha posto in sua difesa ben due ossicini, i sesamoidi, situati plantarmente, tra i quali decorre il tendine del muscolo flessore lungo del dito.
Infine dal punto di vista muscolare bisogna sottolineare che ben due muscoli, trasverso ed obliquo, adducono l'alluce (lo tirano di lato), mentre uno solo si oppone loro abducendolo (ovvero tirandolo verso l'interno).
Spesso in sede operatoria il chirurgo recide i due muscoli adduttori proprio per ridurre il rischio di recidive.
Quando il primo raggio subisce anomale sollecitazioni verso l'esterno, in concomitanza di una capsula articolare non così ben strutturata e legamenti leggermente lassi, come anche di muscoli adduttori particolamente trofici, comincia a deviare in valgo, lentamente ma inesorabilmente.
Giunti ad un certo grado di deviazione il tendine del flessore lungo del dito, come fosse una corda d'arco, viene spinto lateralmente, forzando anche i sesamoidi, che sono ad esso strettamente legati, finché questi cedono e si lussano seguendolo nel suo spostamento.
Tale fase coincide con una rapida progressione della patologia perché da questo momento anche la semplice flessione plantare del dito causa una una sua decisa trazione in valgo.
Un alluce deviato inoltre non svolge più efficacemente il suo compito durante la fase propulsiva, costringendo il secondo ed il terzo dito a supplire a tale mancanza.
Tuttavia le articolazioni metatarso-falangee di secondo e terzo dito non sono fornite di sesamoidi a difesa ne sono robuste a sufficienza per svolgere questo lavoro ed in breve tempo finiscono per cedere.
Le dita assumono la conformazione in griffe, il cuscinetto adiposo sottocutaneo si consuma, si manifestano callosità sempre più profonde e dolorose sulla pianta del piede e si infiammano le capsule articolari con la comparsa di un forte dolore all'appoggio, la così detta metatarsalgia. Anche il secondo ed il terzo dito cominciano a deviare lateralmente finché, nei casi più gravi, si giunge ad una completa disarticolazione della prima, seconda, terza ed a volte anche quarta e quinta articolazione metatarso-falangea.
Contemporaneamente, medialmente al primo dito, si manifesta la così detta "cipolla", che altro non è che una infiammazione della borsa sottocutanea unitamente ad una osteite che porta ad un anomalo e deformante accrescimento dell'osso.
Questo slargamento laterale del piede causa una sempre maggiore costrizione da parte delle calzature fino a che non si manifestano prima callosità e poi lesioni in corrispondenza della "cipolla" e del dorso del quinto dito, come anche i così detti occhi di pernice tra un dito e l'altro.

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RX che evidenzia la sublussazione della prima articolazione metatarso-falangea e la sublussazione laterale dei sesamoidi.

L'alluce valgo è una patologia "multifattoriale" ovvero originata da fattori genetici ed ambientali.

La predisposizione genetica è legata alla presenza in famiglia di casi di valgismo, madre, padre, ma anche nonni o bisnonni, ovvero all'aver ereditato una certa lassità legamentosa, capsulare e/o uno squilibrio muscolare e/o un patologico modo di camminare e di scaricare a terra l'energia generata dal cammino, per difetti muscolari od ossei sovrasegmentari rispetto all'alluce.
Quindi difetti patologici legati al retropiede, alla caviglia, fin anche alle ginocchia, alle anche o alla colonna.
I fattori ambientali corrispondono invece al tipo di calzatura indossata per la maggior parte della giornata e della vita, ed al carico ponderale, ovvero il peso corporeo.

E' ovvio che la gravità della patologia è legata alla presenza o assenza dei fattori ambientali e genetici ed alla loro eventuale simultaneità, condizione che va assolutamente evitata.
La predisposizione genetica purtroppo è ineludibile, e allora, se si è coscienti di casi in famiglia di alluce valgo, bisogna ridurre al minimo o eliminare i fattori ambientali.
Così anche l'assenza di familiarità non impedirà il suo manifestarsi se durante la vita si sono indossate calzature inadatte, e mi rivolgo soprattutto alle donne.

Molte pazienti con un accenno di patologia chiedono come si possa arrestarne la progressione e tutte o quasi chiedono anche un parere riguardo tanti prodotti molto pubblicizzati che, trazionando il dito in direzione opposta al valgismo, applicati durante la notte, promettono guarigioni miracolose.
Ebbene l'articolazione di un alluce che sta deviando è una articolazione già di per se debole, che sta cedendo, non più sostenuta efficacemente da legamenti lassi.
Mobilizzarla forzandola, per ore ed ore, ogni notte, non fa altro che destrutturarla ulteriormente.
Inoltre trazionare il dito in maniera passiva, fa si che i muscoli che naturalmente si oppongono a tale azione, reagiscano tonificandosi, con il risultato che, una volta tolto il tutore, questi "tirino" il dito con maggiore forza accelerando la patologia.

Una azione veramente efficace contro l'alluce valgo deve invece passare attraverso l'utilizzo di calzature idonee e la normalizzazione dell'appoggio del piede a terra.

Calzature idonee sono in primis senza tacco, perché sovraccaricare l'avampiede affatica tutte le articolazioni delle dita oltre il loro limite fisiologico favorendone il cedimento strutturale.
Calzature idonee sono anche scarpe a punta tonda, larga, comoda, che non costringa l'alluce a deviare per la semplice necessità di dover assecondare una innaturale punta.
Infine è fondamentale che il numero, la lunghezza, sia quello giusto.
Anche la scarpa più comoda è deleteria se presa di uno o due numeri troppo piccola, e le donne nello scegliere scarpe piccole sono al primo posto.
Riguardo al numero corretto di scarpa e a come individuarlo, rimando all'altro articolo.


Prima e dopo
Le conseguenze di scarpe inadeguate possono essere molto gravi.


L'appoggio del piede a terra, il modo in cui si cammina, sono invece modulabili tramite una ortesi plantare.
Un piede che prona o piatto, favorisce il valgismo del primo raggio, e ridurre questa anomalia è di grande aiuto per prevenirne la progressione.

Quando ormai, tuttavia, il danno è fatto, l'unico rimedio è la chirurgia.
Esistono decine di tecniche per ridurre un alluce valgo, ma si tratta comunque di una operazione delicata, che spesso coinvolge anche secondo e terzo dito, che prevede una riabilitazione lunga e molto dolorosa, tuttavia fondamentale, e che, purtroppo, spesso, esita in recidive a distanza di 5, 8, 10 anni.

Alluce valgo
Esempio lampante di operazione non riuscita con una correzione che è andata ben oltre il dovuto ed ha esitato in un alluce varo.


Non sono rari casi di pazienti che hanno rifiutato l'operazione sul secondo piede dopo aver operato il primo, proprio per il lungo e duro decorso post chirurgico.
Per tutti questi motivi i medici ortopedici sono molto scrupolosi nel valutare la necessità o meno di una riduzione della deformità ed il più delle volte decidono di procedere solo in presenza di una condizione invalidante, ovvero un alluce valgo che causi tanto dolore da ostacolare il cammino e lo svolgimento delle attività quotidiane.
La decisione non è mai basata sull'estetica, ci sono casi di deviazioni minime ma dolorosissime, come deformità impressionanti ma asintomatiche.

In ultima analisi mi sento di sconsigliare l'applicazione di tutori ed ortesi di varia natura o rimedi casalinghi.
Consiglio invece una visita podologica qualora il valgismo sia agli esordi o non tanto doloroso, finalizzata alla realizzazione di ortesi plantari specifiche, o una visita ortopedica se la condizione è invalidante.
Ed infine ultimo, ma non per importanza, è il consiglio riguardante l'utilizzo di calzature adatte.